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Cinque cose che (forse) non sai su Reggio Emilia

Cinque cose che (forse) non sai su Reggio Emilia

Una piccola raccolta di curiosità che vale la pena di conoscere.

Famosa in Italia e nel mondo per la buona cucina, l'arte, le bellezze storiche e architettoniche, Reggio Emilia è una splendida città piacevole da visitare in ogni periodo dell'anno. Ma è anche un luogo ricco di curiosità che solo in pochi conoscono e che vale la pena di sapere.

Il Tricolore? È nato a Reggio Emilia!

Non tutti lo sanno ma Reggio Emilia è la città natale della bandiera italiana. Infatti è anche detta la città del Tricolore. Era il 7 gennaio del 1797 quando all’interno del Palazzo Municipale, in quella che è stata ribattezzata Sala del Tricolore, i rappresentanti delle quattro città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, proclamarono il tricolore come vessillo nazionale della Repubblica Cispadana. Nel 1848 fu poi adottato come bandiera nazionale a simboleggiare il Risorgimento d’Italia. Tappa imperdibile per chi vuole saperne di più è il Museo del Tricolore allestito all'interno del Palazzo del Comune, dove è documentato il contesto storico e politico che portò alla nascita della bandiera italiana.

La Basilica di San Prospero e la vendita di Dresda

Con la vendita di Dresda si fa riferimento ad una delle più importanti vendite di opere dell'arte italiana. Durante il XVII secolo, a causa dell'amore per l'arte dei duchi estensi, le chiese reggiane furono spogliate di pregevoli opere che finirono nella collezione estense. Successivamente, nel 1746, il duca Francesco III d'Este, per appianare i debiti contratti, decise di vendere cento preziosi capolavori della quadreria di famiglia al Re di Polonia Federico Augusto III. Fu così che eccezionali opere della Basilica di San Prospero come "L’Adorazione dei Pastori" del Correggio, la "Madonna di San Matteo" di Annibale Carracci e la "Madonna e tre Santi" di Guido Reni presero la via di Dresda. Sugli altari rimangono le copie realizzate nel XVII secolo.

Un cedro libanese centenario nel cuore del Parco del Popolo

Nel centro di Reggio Emilia, e precisamente nell'area dove un tempo sorgeva l'antica "Cittadella", si trova il Parco del Popolo, uno dei luoghi più importanti della città storica. Conosciuto anche come Giardini Pubblici, ha cambiato più volte aspetto nel corso degli anni. Al suo interno si trovano fontane, sculture, steli, monumenti e opere di epoche diverse, alcune delle quali dedicate a personaggi illustri, nati o attivi nel territorio. Inoltre, vi sono un gran numero di arbusti ed alberi, tra i quali spicca, per l’ampiezza delle sue ramificazioni, il grandissimo e centenario cedro del Libano situato quasi al centro dell'impianto stellare. Questo esemplare, amatissimo dai reggiani, è l'emblema botanico del parco.

Il Crostolo scorreva dentro la città

Il Crostolo, Cròstel in dialetto reggiano, è un torrente che scorre interamente in provincia di Reggio Emilia ma al di fuori del centro. In pochi sanno che non è sempre stato dove lo vediamo oggi. In epoca romana attraversava l'antica Reggio Emilia e sfociava nel fiume Secchia mentre nel Medioevo scorreva lungo l'antico Corso della Ghiara, oggi denominato Corso Garibaldi, la strada più importante della città dopo la Via Emilia. Ha subito diverse deviazioni nei secoli: nel 1226 fu deviato fuori le mura, lungo l'attuale Viale Timavo; e nel 1570 venne incanalato lungo l'attuale alveo a partire dal ponte di San Pellegrino.

La leggenda di Crisanto e Daria

Crisanto e Daria sono i due santi patroni della città di Reggio Emilia che vissero e morirono martiri nel III secolo. La Chiesa e il popolo reggiano celebrano una festa in loro onore il 25 ottobre. I due sono raffigurati in varie opere d'arte sparse in tutto il mondo e le loro spoglie riposano nella Cattedrale di Santa Maria Assunta dal 947. Secondo la leggenda Crisanto, figlio del nobile Polemio, fu convertito a Roma dal prete Carpoforo. Allora il padre gli inviò la bella vestale Daria, che avrebbe dovuto convertirlo al paganesimo e invece, affascinata dalle sue parole, anche lei abbracciò la fede di Crisanto. I due convertirono molti romani prima di venir sepolti vivi.

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