L’Emilia-Romagna, celebre per la sua storia, la gastronomia e le città d’arte, custodisce anche tesori meno conosciuti ma altrettanto affascinanti. Tra palazzi storici, dimore private e musei fuori dai circuiti più battuti si celano collezioni d’arte straordinarie, pronte a sorprendere chi sceglie di andare oltre i percorsi turistici tradizionali. In questo articolo vi guideremo alla scoperta di cinque collezioni nascoste, vere gemme artistiche che meritano di essere conosciute e ammirate.

Museo Cervi | Gattatico (RE)

Situato nella bassa pianura reggiana, fra i comuni di Gattatico e Campegine, il Museo Cervi è un luogo simbolo dell’antifascismo e della Resistenza italiana. Ha sede nella casa colonica dove vissero e furono arrestati il 25 novembre 1943 i sette fratelli Cervi, poi uccisi per rappresaglia il 28 dicembre 1943 dai nazifascisti. Nella stessa casa ha vissuto fino al 1970 il padre Alcide, che per anni ha accolto visitatori da tutta Italia, mantenendo viva la memoria dei figli attraverso il racconto della loro storia e dei loro valori. Oltre a numerosi cimeli della famiglia Cervi, il museo conserva un’interessante collezione d’arte che testimonia l’impegno civile di tanti artisti nella lotta antifascista. La raccolta comprende opere di importanti maestri del Novecento italiano come Renato Guttuso, Renzo Grazzini e Ernesto Treccani. Il percorso espositivo si articola in tre sezioni principali: “Il lavoro contadino”, “L’antifascismo e la Resistenza” e “Una famiglia nella memoria”.

Archivio Leonardi | Modena

Nel Villaggio Artigiano di Modena Ovest, primo villaggio artigiano d’Italia, si trova lo studio-archivio dell’architetto modenese Cesare Leonardi (1935-2021), protagonista di spicco del rinnovamento urbanistico della progettazione degli spazi verdi delle città e artefice di oggetti di design considerati da tempo di culto, oltre che fotografo e scultore. Tra scaffalature in legno giallo, realizzate artigianalmente secondo un rigoroso sistema modulare, trovano posto disegni di architettura, composizioni fotografiche, plastici in legno, sculture, arredi e prototipi di ogni genere. Le opere riempiono lo spazio e dialogano con oggetti legati alla sfera privata e alle radici familiari, restituendo l’idea di un legame profondo e indissolubile tra vita quotidiana e processo creativo. Lo studio-archivio è visitabile su prenotazione o in occasione di specifiche giornate di apertura.

CSAC | Abbazia di Valserena (PR)

Ubicata nella periferia nord di Parma, l’Abbazia di Valserena, nota anche come Abbazia di San Martino dei Bocci e tradizionalmente identificata con la stendhaliana “Certosa di Parma”, è un’ex abbazia cistercense dalle forme gotiche e barocche risalente al XIII secolo. Dal 2007 ospita il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC), un centro di ricerca dell’Università di Parma fondato nel 1968 dal professor Arturo Carlo Quintavalle. Il CSAC è strutturato in cinque sezioni – Arte, Fotografia, Media, Progetto, Spettacolo – in cui sono conservati circa 12 milioni di pezzi. Nella sezione Arte è rappresentato il panorama della cultura artistica italiana del secondo dopoguerra: dal realismo di Renato Guttuso all’astrazione di Carla Accardi, Emilio Scanavino, Mario Radice e Nicola Carrino, dall’informale di Giuseppe Santomaso e Arnaldo Pomodoro fino all’arte povera di Mario Ceroli e al concettuale di Alighiero Boetti.

Raccolta Lercaro | Bologna

A Bologna la Raccolta Lercaro rappresenta una tappa di grande interesse per chi ama l’arte. Istituita nel 1971, conta migliaia di opere selezionate non in base al tema ma per la loro qualità e l’importanza dei loro autori. La collezione comprende significative testimonianze di arte antica, come un tondo in gesso raffigurante una “Madonna del Latte” databile tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, ma si concentra soprattutto su opere moderne e contemporanee realizzate da protagonisti della scena artistica tra Otto e Novecento. Il percorso espositivo è concepito come un dialogo tra diverse modalità espressive del linguaggio artistico: dalla resa naturalistica dei ritratti di Giovanni Boldini ed Eugenio Pellini, alla forza sperimentale delle cartoline futuriste di Giacomo Balla e al classicismo misurato del suo allievo Emilio Ambron, fino all’essenzialità poetica di Giorgio Morandi e alla visione di un sacro intimamente legato alla dimensione umana e quotidiana, incarnata nella scultura di Giacomo Manzù.

Fondazione Cirulli | San Lazzaro di Savena

La Fondazione Massimo e Sonia Cirulli è un’istituzione culturale volta alla narrazione e alla valorizzazione della cultura visiva italiana del Novecento, dalla nascita della modernità fino agli anni del boom economico (1900 – 1970). Ha sede in un edificio simbolo dell’architettura moderna italiana, che già di per sé merita una visita. Fu progettato nel 1960 da Achille e Pier Giacomo Castiglioni per il designer bolognese Dino Gavina, ispirandosi all’architettura rurale dei fienili e delle fattorie che ancora oggi caratterizzano il paesaggio emiliano. La raccolta comprende migliaia di opere tra manifesti pubblicitari d’epoca, dipinti, sculture, fotografie e fotocollage, disegni preparatori e disegni progettuali che vengono di volta in volta esposti. In collezione figurano artisti del calibro di Giacomo Balla, Osvaldo Licini, Fortunato Depero, Mario Sironi, Lucio Fontana, Giò Ponti e Bruno Munari, solo per citarne alcuni.

Foto in primo piano © Fondazione Lercaro | Foto galleria fotografica (1) © Visit Modena | (2) © Artemilia | (3) © Bologna Welcome

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